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Insufficienza venosa, spauracchio dell’estate

09 giugno 2016
varici

Probabilmente tutto è iniziato da quando l’uomo ha assunto la posizione eretta. Prima di allora, le varici – dette volgarmente vene varicose – probabilmente non esistevano. Certo è che oggi, mentre si avvicina sempre di più la prova costume, poter avere la meglio sugli antiestetici “cordoni” blu che si sviluppano lungo le gambe sembra una “mission impossible”. Eppure, senza avere troppa fretta e facendo attenzione alla prevenzione, si può giocare d’anticipo sui problemi circolatori delle vene e sulla fragilità capillare. A rischio sono soprattutto le donne, visto che le gravidanze possono aumentare anche di 4-6 volte i rischi, soprattutto se in famiglia ci sono già stati casi di debolezza delle pareti venose. Anche i maschi, comunque, non sono immuni dal disturbo: i pericoli maggiori li corre chi rimane a lungo nella stessa posizione in piedi – ad esempio chi lavora nei bar – o chi passa troppe ore al giorno al volante. Ma come difendersi da prurito, gonfiore alle caviglie, a volte anche dolore alle gambe? I farmaci di automedicazione possono essere di grande aiuto a controllare i sintomi e i segni delle fasi iniziali di questa patologia, contro la quale bisogna soprattutto giocare d’anticipo. Allo stesso modo, un supporto efficace può essere rappresentato dalle calze elastiche, da portare per molte ore nel corso della giornata. Poi, per risolvere il problema circolatorio, la parola può anche passare al medico specialista, quando occorre invece “correggere” la situazione anatomica che ha portato le pareti delle vene a dilatarsi.

 Perché compaiono le varici?

Le vene hanno il compito di far ritornare il sangue al cuore, quindi non hanno un tessuto molto sviluppato, per cui se all’interno di una vena il sangue circola in quantità superiore al normale o comunque ad una velocità più lenta, la parete tende a rilasciarsi. E la vena si dilata. All’inizio l’organismo reagisce grazie alla contrazione dei muscoli che si trovano intorno alla vena indebolita e quindi facilitando la “spinta” verso l’alto del sangue. Qualcosa di simile accade normalmente nei polpacci quando si cammina, ed è per questo che l’attività fisica rappresenta un valido elemento protettivo nei confronti delle vene varicose e, più in generale della fragilità del sistema capillare. Purtroppo però, se la spinta muscolare non è sufficiente, col tempo la dilatazione delle pareti venose tende a peggiorare. Come se non bastasse, bisogna considerare che anche le valvole poste all’interno di questi condotti progressivamente possono perdere la loro efficacia: normalmente infatti si chiudono, facendo si che il sangue invece che circolare verso il cuore scenda in basso, “ingolfando” la circolazione fino a sovraccaricare la vena. Se le valvole non svolgono la loro funzione e la pompa muscolare non è attiva si crea una miscela negativa, che porta alla costante dilatazione delle pareti venose. In questo caso la vena perde la sua naturale forma, e da diritta si trasforma in tortuosa, con un processo che si diffonde anche ai vasi vicini.

 Così cominciano i problemi

 La debolezza delle vene, da cui nascono le vene varicose, può non dare alcun segno per anni. Spesso però si manifesta con sintomi che non vanno sottovalutati, ma affrontati per tempo, per evitare il peggioramento della situazione anatomica. Quando il problema è nelle sue fasi iniziali, può comparire ad esempio la sensazione di avere la gamba pesante anche dopo una passeggiata di poche centinaia di metri: assieme a questa sensazione possono essere presenti un leggero dolore al polpaccio, che rassomiglia un po’ a quello di un crampo muscolare, o un leggero gonfiore alla caviglia, che aumenta durante la giornata per assumere la massima dimensione la sera. Come per magia, poi, la caviglia gonfia ritorna del tutto normale durante la notte, perché le gambe vengono poste in posizione orizzontale durante il sonno e questo facilità il refluire del sangue verso il cuore, “scaricando” le vene. In alcune persone possono comparire invece leggeri bruciori, sensazioni di piccole punture o di scosse elettriche, formicolii e prurito.

I nemici delle vene  

 La sedentarietà e i chili di troppo sono i principali nemici delle vene, quindi rappresentano i fattori da combattere al meglio. Per questo chi soffre di vene varicose dovrebbe fare attività fisica regolare, anche per controllare il sovrappeso, oltre a seguire un’alimentazione particolarmente ricca di vegetali: sono particolarmente consigliati i peperoni e, tra i frutti, fragole, mirtilli e altri prodotti del sottobosco ricchi di composti (bioflavonoidi) in grado di rinforzare la parete dei vasi sanguigni.  Bisogna poi prestare attenzione ai meccanismi che possono peggiorare la situazione: ad esempio il mantenimento prolungato della posizione eretta o seduta, che limita l’attività dei muscoli, il calore, che facilita l’infiammazione delle pareti venose, l’avvicinarsi del ciclo mestruale con il conseguente squilibrio ormonale nella donna. Migliorano il quadro invece il riposo sdraiati, gli impacchi freddi o gli idromassaggi con acqua fresca.

Per il resto, mai dimenticare l’importanza della compressione legata all’impiego delle calze elastiche: grazie a queste si contrasta l’aumento della pressione all’interno dei vasi e si accelera il flusso del sangue nei vasi, oltre a restringere le vene dilatate. Attenzione però: le calze elastiche vanno portate secondo le indicazioni del medico, e sono studiate per fornire una compressione graduale dal basso verso l’alto. Sono più strette intorno alla caviglia, dove occorre la massima spinta propulsiva muscolare, poi si allentano progressivamente dal polpaccio fino alla coscia. Ovviamente questi sono solo consigli generali.  Ma ecco, in sintesi, alcune semplici regole da seguire per preservare le vene delle gambe. 

  • Movimento in acqua. Per favorire una valida attività dei muscoli del polpaccio, che aiutano le vene a “spingere” il sangue verso l’alto, va benissimo la ginnastica in acqua. In ogni caso conviene fare attività fisica che coinvolga i muscoli delle gambe almeno mezz’ora al giorno, sia in piscina o al mare (in acqua la forza di gravità è minore), sia in palestra o all’aperto.
  • Attenzione al lavoro. Se i muscoli non lavorano e si mantiene a lungo la stessa posizione le valvole delle vene debbono fare uno sforzo maggiore. Chi sta a lungo in piedi si ricordi di alzarsi sulle punte dei piedi almeno per due minuti ogni ora. E chi sta seduto, oltre ad utilizzare una pedana poggiapiedi, deve sollevare le gambe almeno per un quarto d’ora tre volte al giorno.
  • Dieta a colori. Tra i vegetali risultano particolarmente utili per la salute venosa i peperoni e, tra i frutti, fragole, mirtilli e altri prodotti del sottobosco ricchi di composti (bioflavonoidi) in grado di “rinforzare” la parete dei vasi sanguigni. Aglio e cipolla, che contengono particolari sostanze, come l’allicina, hanno un’azione protettiva su vene e arterie.
  • Occhio ai tacchi. Per le donne è fondamentale favorire la “spremitura” del sangue da parte della pianta del piede. Quindi camminando non bisogna poggiare sulla punta. Per mantenere la curvatura naturale del piede, il tacco ideale è alto circa due centimetri e mezzo.
  • Giusto riposo. Anche a letto si possono aiutare le vene a fare meno “fatica”. Basta riposare con i piedi più in alto del capo. Conviene inclinare il letto o l’intero materasso in modo che le estremità inferiori rimangano sollevate di 15-20 centimetri. Senza però mettere cuscini sotto le gambe, perché si rischia di creare un’angolatura all’altezza delle caviglie.

 I rimedi, dai farmaci al bisturi

I farmaci di automedicazione ad azione capillaroprotettrice possono essere estremamente utili per combattere il progressivo sfiancamento delle pareti delle vene e per affrontare efficacemente i sintomi. Possono essere somministrati direttamente nell’area in cui la circolazione è difficoltosa o essere assunti per bocca. Oggi addirittura è stato dimostrato che la combinazione di diverse sostanze ad azione flebotonica può agire positivamente anche sul quadro vascolare, perché ci sono farmaci che possono nutrire le cellule della parete di vene e capillari, oltre che indurre la riduzione dei radicali liberi e di mediatori dell’infiammazione, tutti elementi che peggiorano la situazione.

Sul fronte più prettamente medico, quando le forme sono limitate e vengono interessati soprattutto piccoli capillari venosi, si può tentare un trattamento a base di iniezioni sclerosanti. Sono punture effettuate con aghi molti piccoli solo sulle venuzze superficiali in cui vengono immesse sostanze in grado di “chiudere” il vaso, eliminandolo in pratica dalla circolazione. Così facendo si evita che, riempiendosi di sangue, la vena ceda ulteriormente e il problema estetico si espanda. L’intervento chirurgico vero e proprio si effettua quando è presente l’insufficienza completa della grande e/o della piccola safena, i due sistemi principali di recupero del sangue lungo le gambe: in questa situazione le valvole non funzionano più correttamente. Esistono diverse tecniche, che vanno scelte caso per caso anche sulla scorta delle indicazioni che il medico trae dalla visita del paziente e dagli esami diagnostici.

 

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