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Pesci, molluschi & Co: attenzione ai contatti “ravvicinati”

07 luglio 2016
pesci molluschi attenzione

Ci siamo: un’estate che si è fatta desiderare è finalmente arrivata e con essa anche le lunghe giornate sulla spiaggia, i tuffi e le nuotate. Per qualcuno, purtroppo, in questi caldi mesi estivi ci sarà il rischio di “entrare in contatto” con “nemici” che vivono proprio nelle acque marine. A volte si tratta di reazioni urticanti, in altri casi di vere e proprie “spine” che si conficcano nella pelle. Niente di grave, a meno che non si sviluppino complicazioni. Si tratta quasi sempre di fastidi che si controllano adeguatamente con qualche semplice rimedio naturale e con i farmaci di automedicazione, che aiutano a mantenere la pelle ben pulita, a combattere il prurito, a contrastare eventuali reazioni allergiche, problemi di arrossamento e irritazione cutanea. Allo stesso modo, anche per chi ha la sfortuna di ingerire pesce che può creare qualche problema digestivo, i farmaci di automedicazione possono essere utilissimi nel calmare digestione lenta, bruciori di stomaco e alterazioni del ritmo nell’andare di corpo. Quindi, buone vacanze al mare, ricordando semplici norme di prevenzione e altrettanto semplici contromisure da prendere in caso di contatti “a rischio” o di consumo di alimenti non proprio ottimali per la salute.

Meduse, niente paura

Pensare alle meduse porta con sé sempre timore, ma spesso si tratta di una esagerazione poiché, almeno nei nostri mari, le meduse non sono realmente pericolose per la salute.  E’ indubbio però che l'incontro con questo animale marino non è certamente dei più piacevoli, i tentacoli contengono una sostanza molto urticante che al contatto con la pelle determina estremo dolore e bruciore, lasciando spesso una vera e propria impronta. Possono comparire ponfi, simili a quelli dell’orticaria, ma dopo una mezz’ora il bruciore si riduce e rimane solo una fastidiosa sensazione di prurito. Attenzione però: a volte possono anche comparire reazioni ritardate. Può capitare di non accorgersi dell’avvenuto contatto con la medusa, ma qualche tempo dopo possono comparire lesioni arrossate, apparentemente senza spiegazione, legate proprio all’incontro ravvicinato durante un bagno in mare. Purtroppo non esistono antidoti specifici per questi veleni che tuttavia sono termolabili, cioè si degradano alle alte temperature: occorre però uscire subito dall’acqua e lavarsi la parte colpita con acqua di mare e non con acqua dolce. Così si puliscono le aree della pelle che possono ancora avere attaccate parti di medusa, ma soprattutto si diluisce la tossina non ancora penetrata all’interno. Bisogna poi evitare di grattarsi, di strofinare con sabbia calda, lavare con ammoniaca (o urina), o alcool. Si tratta di rimedi inutili o potenzialmente dannosi perché potrebbero aumentare l’infiammazione della parte colpita. Per il resto, fate attenzione se la reazione della pelle si diffonde, se compaiono sudorazione, pallore, difficoltà respiratorie o addirittura svenimento, in questi casi ovviamente occorre andare al pronto soccorso.

Ricci e “pesci” spinosi

Conviene esercitarsi a diventare un po’ chirurghi, invece, se passeggiando sugli scogli si ha la sventura di incappare in un riccio di mare, pronto a difendersi con i suoi naturali aculei. E’ fondamentale togliere con una pinzetta o con un ago gli aculei rimasti conficcati nella pelle, ovviamente previa attenta disinfezione. Se infatti non si procede ad un’adeguata pulizia dell’area interessata, c’è il rischio che si formino granulomi nella parte interna della pelle intorno alla zona in cui l’aculeo si è infiltrato. Anche in questo caso, però attenzione: se nelle nostre acque non ci sono particolari problemi, la puntura di riccio di mare può risultare ben più problematica da trattare quando si scelgono come mete l’Oceano Indiano o il Mar Rosso. Infine, non dimenticate che esistono nemici che si nascondono nella sabbia e che nemmeno vediamo. Ad esempio si può fare la conoscenza – sgradita - anche con la spina dorsale della tracina, un pesce che di solito vive in fondali bassi (spesso molto vicina a riva) e sabbiosi.  A rischio sono quindi le tante persone che scelgono di fare acqua-gym per tenersi in forma, o comunque che amano camminare a lungo nell’acqua bassa.  Nell'aculeo della spina della tracina è contenuto un veleno potentissimo che nell'uomo fortunatamente non è letale, ma questo non significa che la puntura passi del tutto indifferente. Addirittura la spina della tracina può causare un dolore tanto intenso da poter determinare, anche se raramente, una breve perdita di conoscenza. Si tratta di casi rari, che però spiegano come occorra temere questo potenziale nemico che se ne sta tranquillo nella sabbia. Nella maggior parte dei casi il problema si manifesta al piede – per ovvi motivi anatomici è la parte che più frequentemente viene colpita – che diventa molto gonfio e fa particolarmente male. Più difficile è invece trovarsi ad affrontare la spina di uno scorfano, perché questo pesce predilige i fondali più profondi e vive soprattutto tra gli scogli. Nel caso, quindi abbastanza raro, di puntura da spina di scorfano, il punto colpito diventerà molto gonfio e dolorante. Per questo pesce, il rischio è forse maggiore per le casalinghe impegnate a preparare una succulenta zuppa di pesce. 

Schede grafiche

Cosa fare

Medusa

  1. Uscire subito dall’acqua e poi lavarsi la parte colpita con acqua di mare (non con acqua dolce) per pulire la pelle da parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e per diluire la tossina non ancora penetrata.
  2. Disinfettare.
  3. Applicare un gel astringente al cloruro d’alluminio ad una concentrazione al 5 per cento che ha un’azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine.
  4. Utilizzare creme antistaminiche o corticosteroidi a bassa-media potenza non nell’immediato ma nel trattamento successivo poiché non hanno effetto tempestivo sulla reazione acuta ma aiutano a mitigare i sintomi dell’infiammazione nei giorni seguenti.
  5. Per evitare che sulla pelle rimangano cicatrici non bisogna esporre la parte colpita al sole (e mai comunque, per evitare qualunque rischio di sensibilizzazione, se si stanno utilizzando sulla parte colpita farmaci ad uso locale), occorre tenerla coperta finché non è guarita l’infiammazione che può durare 10-15 giorni. La zona di pelle colpita dalle meduse, rimane più sensibile alla luce solare.

Tracina

  1. Medicare la ferita con acqua ossigenata o simili.
  2. La tossina inoculata dalla tracina è termolabile: occorre immergere la parte colpita in acqua calda (alla massima temperatura sopportabile facendo attenzione a non provocare ustioni!) per quasi un’ora.
  3. In caso di forte dolore si può utilizzare un antinfiammatorio ad azione analgesica, anche per via generale.
  4. Se compaiono sintomi come tachicardia, difficoltà di respirazione, nausea, difficoltà di movimento dell’arto colpito occorre rivolgersi al 118 o farsi accompagnare al pronto soccorso.

Riccio di mare

  1. Dopo aver lavato abbondantemente la ferita, disinfettare con acqua ossigenata o simili.
  2. Cercare di togliere, con una pinzetta o con un ago, gli aculei rimasti conficcati nella cute, facendo attenzione a non spezzarli. Se non vengono rimossi, possono causare un granuloma.
  3. Per alleviare dolore e infiammazione è possibile applicare antinfiammatori per uso locale.
  4. Proteggere il piede per qualche giorno per evitare eventuali infezioni.
  5. Se la parte rimane calda e infiammata a lungo può essersi formata un’infezione: in questo caso per la terapia antibiotica parlare con il medico.

Attenzione alle allergie a tavola!

Un forte prurito alla bocca e al palato, magari accompagnato da mal di pancia: sono quasi sempre questi i primi sintomi degli allergici al sushi e al sashimi. Mangiare pesce crudo, e in particolare crostacei come i gamberi o i molluschi, può diventare un problema per la salute di chi vuole degustare queste delizie, soprattutto per quanti sono allergici agli acari della polvere, più o meno una persona su dieci. E magari nemmeno sospettano che, pur se in un ristorante perfettamente pulito, si possono trovare a fare i conti con piccoli fastidi, il problema sta nelle cosiddette “reattività crociate”. Esiste una particolare proteina tipica dell’acaro che si ritrova anche nei crostacei, nei molluschi e anche nell’anisakis, il parassita che si può trovare all’interno di acciughe ed altri pesci. Per questo si può verificare una reazione crociata che crea particolare ansia: il rischio è maggiore se gamberi e simili vengono consumati crudi, perché la cottura riduce, ma non del tutto, la presenza di proteina allergizzante. In tutti i casi, chi sa di essere allergico ad un prodotto ittico deve prestare parecchia attenzione e chiedere un particolare riguardo se si trova al ristorante.

E attenzione ai mal di pancia

L’attenzione al pesce crudo non si limita solamente agli allergici, ma è anche legata al rischio di infestazione dal parassita anisakis. Per proteggersi occorre consumare pesce eviscerato immediatamente dopo la cattura, perché il parassita tende a spostarsi dall’apparato digerente alle carni e poi diffondersi. Se si mangiano carni infestate – il rischio è presente anche in caso di pesce in salamoia, perché solo la cottura ad almeno 60 gradi distrugge l’anisakis e le sue larve – si possono rischiare problemi come forti dolori all’addome, nausea, vomito e altro. Per non correre rischi, anche se può sembrare strano, conviene puntare sul grande freddo. Vale a dire che se si vuole gustare un buon carpaccio di pesce fresco o un indimenticabile sushi bisognerebbe acquistare il pesce freschissimo, pulirlo quanto prima e congelarlo per almeno 4-5 giorni ad una temperatura di -18 gradi. Il congelamento rapido dopo la cattura è importante anche per evitare il classico avvelenamento da tonni e sgombri freschi, le cui carni possono andare incontro a una rapida “invasione” da parte di germi che poi si trasmettono all’uomo. L’assunzione di pesce “rimasto” al caldo porta a forti dolori di stomaco e alla comparsa di macchie sulla pelle, legate alla liberazione di istamina, sostanza che si libera in caso di reazione allergica e che indica un’infiammazione in atto. La cura prevede l’assunzione di molti liquidi ed anche di farmaci di automedicazione che contrastino i sintomi dell’allergia. Tuttavia, se i sintomi sono molto forti e c’è il rischio di una vera e propria intossicazione alimentare, chiamare il medico o recarsi in ospedale.

Come si riconosce il pesce fresco 

La durata e la temperatura della conservazione sono i due fattori “chiave” per poter individuare il pesce migliore. Il pesce quando conservato a temperatura ambiente si danneggia in breve tempo: più o meno due giorni dopo il decesso dell’animale. Sempre in termini generali, la conservazione efficace arriva ad una settimana circa quando il pesce viene mantenuto ad una temperatura di 0 gradi e ovviamente può durare molto più a lungo se congelato.  La sensibilità del pesce alla temperatura è legata alla natura stessa della sua composizione, che, pur variando tra le varie specie, anche in relazione all’ambiente acquatico, prevede comunque la presenza di colonie di batteri localizzate soprattutto sulla parete esterna dell’animale e nel suo intestino. La proliferazione di questi batteri è rapidissima dopo la morte dell’animale e per questo se non viene arrestata dalle basse temperature può condurre ad un altrettanto repentino deterioramento delle carni. Per questi motivi nel momento in cui si sceglie di acquistare un pesce occorre innanzitutto informarsi sulla sua conservazione, oltre che sul tempo trascorso dalla pesca al momento dell’acquisto e del successivo consumo. E magari, è utile anche l’eviscerazione dell’animale, visto che proprio nel tubo digerente si concentrano grandi quantità di germi che possono riprodursi. Un altro elemento deve essere tenuto presente: la contaminazione batterica di un pesce può essere svelata attraverso un’attenta valutazione dell’odore che l’animale emana, quando si avverte anche un leggero odore di ammoniaca è segno che i germi si sono sviluppati in quantità elevate ed ovviamente l’alimento non va consumato.

Il pesce è fresco se:

  • In posizione verticale rimane rigido.
  • Quando si preme con un dito, non rimane l’impronta.
  • L’occhio è brillante e sporge verso l’esterno.
  • Le branchie sono rosse.
  • Le scaglie sono rossastre e non grigie.
  • La testa non è macchiata di sangue.

 

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