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Influenza: sai come affrontarla?

26 settembre 2016
Influenza, sai come affrontarla?

Cos’è 

L’influenza è una malattia virale causata da virus della famiglia degli ortomixovirus. Questi ceppi hanno la caratteristica di diffondersi nell’aria, trasmettendosi da un individuo all’altro con il respiro. Il contagio è quindi altamente probabile in ambienti e comunità chiuse, compreso l’ambito familiare.  Strutturalmente il virus è composto da un involucro esterno che contiene gli antigeni di superficie, che si chiamano emoagglutinine e neuroaminidasi. Questa sorta di “contenitore” protegge una componente interna, la ribonucleina, ossia l’acido ribonucleico a singola catena che   contiene il materiale genetico del virus. In base alla tipologia degli antigeni interni, i virus vengono suddivisi in tipo A, B e C. Mentre i virus B e C hanno come serbatoio infettivo soltanto l’essere umano, i virus di tipo A possono contagiare anche suini, equini, uccelli e mammiferi marini. 
In ogni caso, i due virus che hanno interesse per l’uomo sono solamente l’A e il B, mentre il C raramente è stato collegato a episodi di malattia. I virus di tipo A sono poi classificati in sottotipi direttamente dipendenti dalla presenza delle due proteine di superficie: i sottotipi più noti sono AH1N1, AH2N2, AH3N2. Va tuttavia ricordato che i virus influenzali presentano un’instabilità genetica estremamente ampia, che può comportare variazioni maggiori o minori, fino al punto che può esistere anche un riassortimento genetico tra virus animali ed umani. 

Come si manifesta

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tuttavia, si deve parlare di influenza solo quando è stata accertata la circolazione dei virus influenzali nell’ambiente e sono presenti almeno tre disturbi: febbre con esordio rapido e temperatura che sale fino a 39 gradi o più, comparsa di dolore e indolenzimento muscolare (la classica sensazione di “avere le ossa rotte”), disturbi respiratori. L’influenza, tuttavia, può anche non seguire esattamente questa sequela di sintomi, per cui la febbre, che compare con brividi e sudorazione, può anche assestarsi intorno ai 38 gradi e accompagnarsi a un forte mal di testa. La febbre dell’influenza presenta poi un andamento molto tipico. Tende a salire costantemente per poi abbassarsi non appena si usano gli antipiretici e riprendere  a salire quando finisce l’effetto dei farmaci. Insieme alla febbre possono esserci anche sensazione di fastidio quando si è esposti alla luce, lacrimazione e dolore agli occhi in quasi la metà delle persone. Di norma comunque la febbre è più alta quando sono implicati i virus di tipo A, e rimane a livelli più bassi se l’epidemia è legata a un virus di tipo B.
Non sempre i sintomi respiratori arrivano insieme alla febbre. A volte infatti raffreddore, mal di gola con raucedine, irritazione alla trachea con tosse secca compaiono dopo due o tre giorni dall’aumento della temperatura. 
Infine va ricordato che i sintomi possono modificarsi nei bambini e negli anziani. Nei lattanti, ad esempio, spesso non c’è febbre ma possono esserci vomito e diarrea. I più piccoli, incapaci di parlare, manifestano il loro malessere con pianto, inappetenza e sonnolenza. Infine gli anziani possono anche non avere febbre, o comunque mostrare un rialzo limitato della temperatura: possono però presentare veri e propri sintomi neurologici, come sopore o disorientamento.

Come si previene

La vaccinazione è il mezzo migliore per giocare d’anticipo contro l’influenza. Riesce infatti a prevenire l’infezione nel 70 per cento degli individui, e comunque contribuisce a ridurre il rischio di complicazioni, spesso legate ad infezioni batteriche che possono risultare anche mortali, specie nelle persone a maggior rischio perché più deboli sotto l’aspetto immunologico. Per questo va offerta ad alcune categorie di individui come gli anziani,  i bambini, i malati di cuore, chi soffre di malattie respiratorie croniche o renali, oltre che in chi ha il sistema immunitario che non funziona a dovere. In questi individui infatti l’influenza si può complicare più facilmente, dando il via a infezioni respiratorie potenzialmente gravi, causate da batteri. 
Il tipo di vaccino va scelto insieme al proprio medico di medicina generale. Perché anche se si parla genericamente di vaccinazione, esistono preparati con caratteristiche specifiche che risultano più o meno adatti in base alla situazione dell’individuo. Pur se tutti preparati con virus inattivato, cioè incapace di creare sintomi ma in grado di essere riconosciuto dal sistema immunitario che quindi prepara gli anticorpi contro i virus simili che “arriveranno” a contatto con le mucose respiratorie, infatti, i vaccini possono dar luogo a qualche fastidio dopo la somministrazione. 
Il vaccino intero è altamente immunogeno e di norma ben tollerato. Ma può provocare reazioni febbrili, seppure modeste. Oltre al vaccino intero, che contiene cioè tutto il virus ed è il più usato, ci sono i cosiddetti subvirionici che hanno solo alcune particelle del virus. Sono di due tipi: i subunit, che contengono piccole porzioni virali (subunità) virali e gli split, in cui il virus viene “ripulito” da un particolare tipo di detergente. Questi vengono consigliati soprattutto ai bambini e a chi presenta particolari problemi del sistema immunitario, per cui potrebbe avere una risposta “anomala” all’iniezione. 
Non bisogna infine dimenticare che volte il vaccino può anche non funzionare completamente. In ogni caso, tuttavia, i sintomi in chi si è vaccinato sono di gran lunga più leggeri e di minor durata rispetto a chi non ha fatto la vaccinazione preventiva. In molte situazioni, poi, i sintomi che si considerano legati all’influenza, quali ad esempio affezioni alle alte vie respiratorie – raffreddore, tosse, mal di gola, sono dovuti a c.d. virus parainfluenzali, diversi dal virus dell’influenza vera e propria. Di conseguenza, il vaccino antiinfluenzale non ci protegge dagli altri virus, i cui sintomi possono essere comunque attenuati facendo ricorso a farmaci di automedicazione.

Come si cura 

L’influenza è una malattia autolimitante. Quindi passa da sola, al massimo in una settimana, se non compaiono complicazioni. Per affrontarla vanno benissimo le vecchie regole della nonna “letto, lana e latte”: occorre  quindi riposo al caldo, facendo attenzione agli sbalzi di temperatura, e una dieta leggera ricca di liquidi. Il che significa via libera a spremute di frutta, minestre di verdura e altri cibi leggeri e digeribili, senza esagerare con i grassi di condimento. Non solo: pare che il consumo regolare di spremute di agrumi, ricche di vitamina C (attenzione però, ricordate che frullati e spremute vanno preparati al momento, altrimenti la vitamina si disperde rapidamente!) possa anche aiutare per prevenire l’infezione. Sul fronte dei farmaci, ovviamente si possono impiegare medicinali da automedicazione  per alleviare i sintomi del raffreddore, della congestione nasale e del mal di gola e, specie quando la febbre  è alta e  supera i 38 – utili sono gli  antipiretici che abbassano la temperatura corporea, riducendo la febbre, e consentono di controllare meglio i sintomi dell’infezione. Controindicati sono invece gli antibiotici, che debbono essere assunti solo dopo consulto e prescrizione del medico, perché sono del tutto inutili contro i virus, ma sono invece efficaci contro i batteri. Solo il medico può sospettare un’eventuale sovrainfezione batterica valutando il quadro clinico e l’evoluzione dei sintomi. 

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