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Gastroenteriti virali e tossinfezioni alimentari: i pericoli estivi per stomaco e intestino

03 luglio 2017
Gastroenteriti virali e tossinfezioni alimentari i pericoli estivi per stomaco e intestino

Gli invisibili nemici che rovinano le vacanze

Mal di pancia. Scariche di diarrea o improvvisa stitichezza. Stomaco in disordine, bruciori e acidità. Possono essere queste, quando le temperature salgono, le conseguenze di pic-nic fuori porta e del consumo di gustose conserve fatte in casa con frutta e verdura di stagione. Con l’arrivo dell’estate, infatti, aumentano anche i rischi di infezioni legate agli alimenti.
A soffrirne sono soprattutto i bambini, perché non hanno ancora sviluppato un sistema immunitario sufficientemente robusto. Gli alimenti contaminati, infatti, possono mantenere le loro solite caratteristiche di colore, odore e sapore. Consumare un alimento solo perché ha un bell’aspetto non è una garanzia di cibo sano e non è sufficiente ad evitare il rischio di infezioni per quanti lo ingeriscono.
In teoria, molte sono le fasi che possono consentire ai batteri di svilupparsi all’interno di un cibo, ed è fondamentale non solo giocare d’anticipo ma anche imparare a contrastare al meglio, attraverso i farmaci di automedicazione, i potenziali nemici di stagione.
In estate sono particolarmente frequenti le gastroenteriti virali, che si trasmettono da una persona all’altra con grande facilità e fortunatamente nella stragrande maggioranza dei casi passano in pochi giorni. Per controllare i fastidi di questi invisibili “rovina-vacanze”, meglio puntare sulla prevenzione e sull’automedicazione responsabile.

Il caldo “aiuta” i batteri

Prima dell’invenzione del frigorifero, le infezioni alimentari erano molto più diffuse a causa di un motivo molto semplice: il calore favorisce lo sviluppo dei germi presenti negli alimenti. Così non ci si deve stupire che le alte temperature estive innalzino il rischio che i batteri si riproducano  più in fretta e in grande quantità all’interno dei cibi. Se non si fa attenzione, una volta che i cibi sono stati tolti dal frigorifero, c’è il rischio che, esposti al calore esterno, diventino veri e propri “ricettacoli” di batteri in sviluppo. Si tratta di un processo naturale che viene temporaneamente arrestato dalle basse temperature del frigorifero, sufficienti a mantenere sotto controllo la crescita dei germi ma non in grado di distruggerli. Infatti, quando la temperatura alla quale gli alimenti sono conservati aumenta, il processo normale di proliferazione dei germi riparte.
L’esempio più classico del genere di pericoli per la salute derivanti da una non corretta conservazione del cibo, ad esempio in caso di trasporto, è dato dalla salmonellosi, che può portare a gravi forme di diarrea con mal  di pancia e febbre. Gli alimenti che più facilmente possono trasmettere i germi sono, quasi sempre, a base di uova, come creme, gelati, salse. Se le uova non vengono  sottoposte  ad una sufficiente cottura (gli esperti consigliano almeno sette minuti se bollite e cinque se in camicia) nel cibo preparato possono rimanere batteri che, grazie al clima caldo dell’estate, si replicano con estrema rapidità fuori dal frigorifero.
Ancora più pericoloso, pur se per fortuna raro, è sicuramente il botulismo, che si manifesta con difficoltà della vista e della parola, secchezza della bocca e debolezza muscolare. Se non si interviene in tempi rapidi ed in maniera adeguata, possono manifestarsi paralisi progressiva dei muscoli e grave difficoltà respiratoria. Responsabile dell’infezione è il clostridium botulinum, un microrganismo che vive nel suolo, in assenza di ossigeno, e che produce spore che possono resistere all'ambiente esterno anche per un lungo periodo finché non si manifestano le condizioni adatte alla crescita del batterio stesso. Il germe può essere presente in cibi inscatolati o conservati, soprattutto in quelli di produzione domestica.
Le conserve preparate in casa, come la verdura sott’olio, sono uno dei prodotti in cui più facilmente si può rischiare la presenza della tossina botulinica che viene distrutta alle alte temperature tramite sterilizzazione: la bollitura per almeno 10 minuti di cibi in vasetto e in scatola, ne garantisce l’eliminazione. Cotture a temperature più basse possono distruggere alcune tossine, ma  c’è il rischio di non eliminarle tutte, soprattutto quelle altamente resistenti.
Gli esperti ricordano di prestare attenzione ai prodotti che più facilmente vengono consumati dai bambini. La regola generale è di non mangiare cibi e conserve non solo quando dal barattolo, una volta aperto, si sprigiona cattivo odore ma anche quando il barattolo stesso presenta un rigonfiamento anomalo o se soltanto il tappo risulta sollevato verso l’alto. Molto più diffusa è, infine, l’intossicazione da stafilococco, dovuta a un’inadeguata preparazione o conservazione dei prodotti. Il più delle volte i fastidi iniziano dopo una breve incubazione di qualche ora e si risolvono in 24-48 ore. La diarrea è il sintomo principale e può comportare una notevole perdita di liquidi e sali minerali, che vanno adeguatamente reintegrati per evitare squilibri pericolosi, soprattutto nei bambini. 

A rischio in questo senso sono soprattutto i prodotti di gastronomia e i piatti cotti non adeguatamente refrigerati.  

Stomaco e intestino: come si fanno sentire e cosa fare quando sono sotto assedio.

Quale sia la causa dei disturbi, tossinfezione alimentare o “attacco” virale, i sintomi sono spesso simili: qualche linea di febbre, mal di testa, inappetenza, diarrea con nausea e vomito. Se il problema interessa il bambino, perché stiamo parlando soprattutto dei più piccoli quando ci riferiamo ai virus di stagione anche se non esistono limiti d’età, non ha voglia di giocare, tende a rimanere a casa, a volte sembra quasi assopito. Non pensate che la colpa sia solamente del caldo o della stanchezza, spesso i fastidi sono legati a infezioni virali particolarmente comuni d’estate e il bambino può andare ko.

Come comportarsi? Non bisogna  eliminare del tutto la diarrea: il sintomo va controllato e gestito ma non annullato perché è proprio la diarrea che consente di eliminare virus o sostanze tossiche, un meccanismo di difesa come per altro lo è pure la febbre.
Importante è invece aiutare l’organismo a prevenire la perdita di liquidi e di sali minerali. In alcuni casi, poi, i familiari sono più preoccupati dal fatto che il bambino non mangia che dalla diarrea e dell’eventuale vomito. La riduzione di alimenti introdotti rappresenta, invece, di fatto, la terapia iniziale del vomito e della diarrea. Per sapere se la situazione si fa complessa, occorre pesare il bambino: la perdita di peso è il parametro fondamentale in quanto indica il grado di disidratazione. Se la perdita del peso raggiunge il 10 per cento in un breve periodo è indicato un ricovero.
Oltre alla perdita di peso è molto importante il comportamento generale del bambino. Esiste infatti un particolare tipo di disidratazione detta ipertonica in cui il bambino perde relativamente pochi liquidi e non appare particolarmente disidratato. In tale, rara ma grave, situazione, il bambino appare particolarmente irritabile e nervoso. Poi occorre abbassare la temperatura se superiore ai 38°. Solo quando il bambino non vomita più, dopo 1-2 ore si può offrire da bere liquidi con i sali minerali, soprattutto se è presente la diarrea, e incominciare gradualmente la ri-alimentazione, senza forzare il bambino a mangiare e se il bambino lo richiede.
Per gli adulti, ovviamente, il riposo e la dieta leggera sono la miglior medicina, insieme all’automedicazione responsabile per contrastare i sintomi. Ricordando che, a tutte le età, i virus prima o poi sono destinati a perdere la battaglia e che entro pochi giorni ci si rimette in forma.

L’aiuto dei farmaci di automedicazione

Se virus e batteri, alimenti malamente conservati, approcci “pericolosi” a cucine etniche in vacanza o più semplicemente mutamenti nelle abitudini alimentari di ogni giorno mettono a soqquadro stomaco e intestino, combattere i sintomi è la prima misura da prendere. I farmaci di automedicazione possono rappresentare un valido approccio in questo senso, senza dimenticare che quando i disturbi sono particolarmente intensi (ad esempio, in caso di  una diarrea prolungata e violenta con elevato rischio di disidratazione), specie nelle persone più fragili come bambini ed anziani, può diventare necessario il ricorso al medico.
Ad esempio, in caso di mal di pancia gli spasmi dei muscoli dell’apparato digerente, possono essere trattati con farmaci anticolinergici e antispastici (come estratto di foglie di belladonna, scopolamina, butilbromuro). Se invece i mutamenti dietetici vi hanno “bloccato” l’intestino, non dimenticate che in caso di “pigrizia” intestinale conviene evitare gli alimenti raffinati, alcolici, fritti e grassi animali favorendo l’assunzione di fibre (pane integrale e crusca, frutta e verdura) e aumentare l’attività fisica. Nei casi più ostinati è possibile ricorrere all’uso di lassativi, per brevi periodi.
Sul fronte opposto, quando si parla di diarrea, oltre a fare attenzione alle possibili fonti di tossinfezione alimentare, soprattutto  nelle aree a basso tenore igienico, prima tra tutte l’acqua, si può ricorrere ai microrganismi antidiarroici che sono in grado di ripristinare in tempi rapidi la normale popolazione batterica intestinale. Particolarmente utili sono quelli a base di lievito e di lattobacilli. Quando la diarrea persiste dopo qualche giorno, possono essere utili farmaci inibitori della motilità intestinale come la loperamide (controindicata per i bambini).
Se la diarrea è persistente, soprattutto se ci si trova all’estero, in mete esotiche, farsi visitare da un medico.
Infine, per quanto riguarda lo stomaco, non bisogna mai dimenticare che ad ogni sintomo si può dare la giusta risposta, a partire dall’acidità fino al senso di pienezza, per giungere alla nausea e al vomito. L’automedicazione, insomma, ci può davvero aiutare.

Tabella

I batteri più comuni e gli alimenti a rischio

Bacillus cereus

Provoca entro 24 ore vomito e diarrea. Si trasmette  soprattutto con alimenti non raffreddati dopo la cottura, nelle zuppe, nelle salse, nelle carni cotte non refrigerate e riscaldate dopo ore.

Staphylococcus aureus

Entro sei ore dall’ingestione del cibo contaminato provoca nausea, vomito e dolori di pancia. A rischio dolci, piatti cotti pronti, manipolati e conservati non adeguatamente refrigerati. 

Escherichia coli

Può causare diarrea o anche emorragie intestinali nelle forme più gravi. A rischio soprattutto carni crude o poco cotte, latte crudo o non pastorizzato a dovere, verdure crude, acqua contaminata.

Salmonella

Ne esistono di diversi tipi. La forma più diffusa (non tifoide) causa vomito e diarrea con febbre e dolori addominali. A rischio i vegetali crudi, in particolare le insalate, le uova, i latticini freschi, i molluschi.

Clostridium perfrigens

Può provocare forte diarrea con dolori addominali entro 24 ore dall’ingestione del cibo pericoloso. A rischio roastbeef, verdure, salse, piatti pronti e in cibi cotti e non conservati al fresco.

Clostridium botulinum

Provoca infezioni molto gravi perché rilascia una tossina che provoca sintomi neurologici. Fare particolare attenzione alle conserve fatte in casa, specie se sott’olio e comunque a basso grado d’acidità.

LE REGOLE DELL’OMS

Oltre all’uso di acqua pura o comunque bollita, ecco le regole più importanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:

  • Scegliere alimenti trattati per renderli sicuri (lavare bene l’insalata, consumare latte pastorizzato e pollame fresco o congelato);
  • Cuocere a fondo i cibi (solo la cottura completa distrugge i germi della carne. Bisogna arrivare a 70 gradi in ogni parte del pollame);
  • Consumare subito i cibi cotti (mentre raffreddano, i microbi si sviluppano e il pericolo sale con il passare delle ore);
  • Conservare bene i cibi cotti (se dovete usarli dopo più di cinque ore, portateli almeno a 60 gradi o a meno di 10);
  • Riscaldare bene i cibi già cotti (l’alimento deve essere portato a 70 gradi per distruggere i germi eventualmente sviluppatisi);
  • Non avvicinare cibi cotti e crudi (i germi del crudo possono svilupparsi nel cotto, ad esempio con la carne di pollo cruda);
  • Non usare lo stesso coltello per carni crude e cotte (il rischio di trasmissione di germi esiste);
  • Lavarsi le mani spesso (almeno dopo aver manipolato carni e pesce crudi oppure dopo contatto con animali domestici);
  • Pulire bene la cucina (strofinacci, briciole e avanzi possono mantenere germi);
  • Chiudere ermeticamente gli alimenti (per evitare contatti con insetti o altri animali).

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