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Quando il videogioco giusto aiuta il riposo

13 aprile 2018
Quando il videogioco giusto aiuta il riposo
Aprile dolce dormire. Recita così un vecchio proverbio della saggezza popolare, ma spesso è vero anche il contrario. Si va verso il periodo più impegnativo dell’anno, che porta verso le vacanze estive, ci si trova a fare i conti con le giornate che si allungano e, per i più sensibili, con l’onda lunga dell’entrate in vigore dell’ora legale, i problemi legati alla carenza di sonno o al cattivo riposo possono farsi anche più frequenti. Per questo i farmaci di automedicazione, a base di sedativi di origine, nelle forme di insonnia occasionale e legata allo stress, rappresentano una soluzione in caso di disturbi passeggeri. Ma ci sarebbe anche dell’altro per chi vuole fronteggiare la difficoltà a cadere e rimanere tra le braccia di Morfeo. Pur se la scienza ha sempre segnalato come occorra mettere il cervello “in pausa” per assopirsi e riposare saporitamente, ora, proprio dall’Italia arriva una ricerca che sembra spezzare una lancia a favore di un modesto impegno cerebrale come possibile aiuto per riposare meglio. 
Lo fa ipotizzare una ricerca condotta all’Università Vanvitelli di Napoli, in collaborazione con l’Università di Firenze e apparsa su Behavioral Sleep Medicine. Secondo l’indagine un gioco sul cellulare (una versione modificata del noto Ruzzle), fatto  prima dell’addormentamento, potrebbe migliorare numerose caratteristiche del riposo (tempo di addormentamento, continuità, efficienza intesa in termini di benefici sulle funzioni dell’organismo). Alla ricerca hanno partecipato 38 studenti universitari (23 donne, 15 uomini) di età compresa tra i 19 ed i 30 anni, in buona salute e che non avessero familiarità con il gioco. Stando allo studio il sonno preceduto dal training con il videogioco è caratterizzato da un aumento della durata totale, accompagnato da una riduzione della “latenza di sonno” (il tempo impiegato ad addormentarsi), e da un aumento dell’efficienza, dovuto alla riduzione della frequenza dei risvegli. La durata del sonno aumenta in media di 17 minuti in 31 soggetti (circa il 20 per cento in piú) mentre il tempo impiegato a riaddormentarsi, è ridotto in media di oltre 4 minuti, quasi di un quarto. Sia chiaro: la scoperta è stata ottenuta in un episodio di sonno diurno (in pratica un pisolino di due ore fatto nel primo pomeriggio). Ma i ricercatori stanno attualmente lavorando per replicare lo studio anche per ciò che riguarda il sonno notturno. La ricerca, infatti, ha confutato la diffusa credenza clinica secondo la quale l'incremento dell'attività cognitiva prima di dormire sarebbe sempre controproducente nei casi di insonnia. Se questo fosse confermato potrebbero essere messe a punto nuove  strategie per affrontare i problemi legati al riposo. mal di schiena a causa del cellulare

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