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Allergici, attenzione ad accarezzare il micio

09 luglio 2018
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In questo periodo di gite fuori porta, sport all’aperto, giornate in campeggio e pic-nic può capitare con più frequenza di venire a contatto con un gattino che fa le fusa. Solo che spesso ci si dimentica che quella al pelo di gatto è una delle allergie più diffuse, soprattutto tra chi ha già soffre di altre forme di allergie, e può comportare sintomi di gravità diversa.

Tra gli allergeni inalanti di origine animale, quelli del gatto hanno, infatti, particolare importanza nei Paesi occidentali come causa di allergopatie respiratorie e addirittura di asma: la frequenza di sensibilizzazione varia negli atopici tra il 10-15% dell’Europa e il 36% degli USA. L’allergia al gatto può̀ provocare rinite allergica, starnuti frequenti, occhi arrossati e pruriginosi, lacrimazione. In alcuni casi può addirittura dar luogo a vere e proprio crisi d’asma.

Insomma, a volte basta una semplice carezza ad un innocuo micino per trovarsi a far fronte a sintomi che, nella maggioranza delle situazioni, possono comunque essere controllati con i farmaci di automedicazione ad azione antiallergica e antistaminica. Più complesso è comprendere come mai il gatto può dar luogo a reazioni allergiche spesso intense, ma per questo ci aiuta la scienza.

L’espressione “allergia al gatto”, come segnalano gli esperti, è impropria, così come quella di “allergia al pelo di gatto”. L’elemento che dà il via alle crisi allergiche infatti ha un nome ben preciso: si chiama Fel d1 ed è un allergene presente sul pelo e nella saliva dell’animale. Viene rilasciato in grande quantità̀ nell’ambiente, indipendentemente dal livello di pulizia dell’animale. Le sue dimensioni ridotte e la particolare stabilità ne rendono possibile il trasporto e la diffusione passiva, principalmente attraverso gli indumenti e i capelli anche in ambienti non direttamente frequentati dall’animale.

Uno dei fenomeni più̀ caratteristici degli allergeni di derivazione animale è proprio la possibilità̀ per i soggetti sensibilizzati di sviluppare uno stato più̀ o meno completo e duraturo di tolleranza immunologica senza manifestare disturbi. Basta tuttavia anche il cambiamento delle condizioni di contesto, come per esempio capita quando si va in vacanza che i sintomi possano manifestarsi in chi è predisposto.

Le situazioni a rischio, infatti, possono essere diverse e determinate da vari fattori: l’arrivo in casa di un nuovo animale in aggiunta a quelli già presenti, il contatto, anche occasionale con un animale diverso dal proprio, l’allontanamento del soggetto sensibilizzato anche per un breve periodo dall’ambiente di vita abituale. E’ in questo senso le vacanze estive possono rappresentare un problema.

Quindi, se soffrite di rinite allergica, prima di accarezzare un micino, pensateci bene: vostro malgrado, potete rischiate di trovarsi con naso chiuso, occhi rossi, starnuti ed altri fastidi delle allergie di primavera.

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