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Morsi, punture & Co: i piccoli incidenti dell’estate

01 agosto 2018
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Finalmente in vacanza. Agosto è per eccellenza il mese delle “ferie”, con le località montane, la campagna e le spiagge che si popolano di persone. Il relax è d’obbligo ma a volte il diavolo ci mette la coda. Così, mentre si cammina sulla spiaggia, può capitare di mettere il piede sulla punta acuminata di una tracina oppure, mentre si sta facendo il bagno al mare si entra in contatto inavvertitamente con una medusa. Quando si fa la classica gita in campagna le formiche, attirate dal cibo, possono “sbagliare” e mordicchiare la pelle dell’escursionista.

In montagna - e non solo - può avvenire l’incontro ravvicinato (e sgradito) con un calabrone. E per chi rimane in città o comunque si trova in aree in cui gli insetti sono presenti, di notte ed anche di giorno c’è da fronteggiare l’attacco delle zanzare. Insomma… morsi, punture e simili sono in agguato.

Nella stragrande maggioranza dei casi, per fortuna, qualche semplice misura figlia della saggezza e i farmaci di automedicazione sono più che sufficienti per affrontare i piccoli fastidi, quasi sempre limitati alla pelle in corrispondenza della zona della lesione. Ma è comunque utile sapere come comportarsi.

Il veleno degli insetti

Api, vespe, calabroni sono certamente gli insetti che creano maggiore preoccupazione. Si tratta di insetti che possono immettere nel corpo diverse sostanze che possono indurre un’infiammazione localizzata, con conseguente gonfiore e dolore. Nel caso dell’ape, ad esempio, il veleno contiene composti come le fosfolipasi A2, le ialuronidasi, l’apamina e la mellitina.

A queste si debbono il dolore e il ponfo nella zona della puntura sia il rischio di shock anafilattico nelle persone predisposte. Quando la persona punta non è “allergica” la prima cosa da fare è quella di disinfettare la zona colpita e togliere, se presente, il pungiglione, applicando poi un cubetto di ghiaccio sull’area colpita, eventualmente associato a una pomata antistaminica.

Se la persona dovesse essere invece “allergica” al veleno delle api rischia lo shock anafilattico con una reazione dell’organismo rapida e violenta che può manifestarsi con calo della pressione arteriosa, difficoltà respiratorie e altri problemi potenzialmente gravi. Per questo, soprattutto in caso di gite in campagna, è sempre conveniente portare con sé una fiala di adrenalina predosata, per poter contenere immediatamente i sintomi e consentire un più agevole ricovero in ospedale.

Discorso similare vale per calabroni e vespe. Questi ultimi, oltre a ialuronidasi e fosfolipasi, con la loro puntura immettono nel corpo anche una specifica proteina chiamata antigene 5. Sarebbe anche per questo motivo che il dolore della puntura è più intenso rispetto a quello provocato dalle api e può causare qualche linea di febbre.

Dopo aver disinfettato con cura la ferita, bisogna estrarre con attenzione il pungiglione se questo è rimasto nella pelle.

La manovra va eseguita con delicatezza senza strappare il residuo di pungiglione “ospite” con le mani. C’è il rischio di romperlo e di lasciarne una parte nella pelle dando luogo a una temibile infezione. Prima e dopo l’asportazione del pungiglione occorre detergere bene l’area colpita per poi agire per bloccare il dolore, il bruciore e il gonfiore conseguenti all’infiammazione, applicando un cubetto di ghiaccio e una pomata ad azione antistaminica o anche farmaci corticosteroidi a bassa potenza e analgesici per via locale ma a volte, se la reazione è violenta, anche per bocca, sempre allo scopo di ridurre l’intensità dei sintomi e alleviare il dolore e l’infiammazione.

Se la persona dovesse essere invece “allergica” e quindi a rischio di sintomi gravi da shock anafilattico, vale quanto detto per le api: occorre portare subito il malato in ospedale, somministrando adrenalina.

Infine, parlando di morsi, non bisogna dimenticare che alcuni tipi di formiche come la formica rossa dei boschi e quella nera con il loro morso immettono nel corpo acido formico, fortemente irritante. Il trattamento, oltre all’applicazione del freddo, prevede un’attenta disinfezione della pelle ed eventualmente l’impiego di farmaci di automedicazione ad azione antistaminica e antinfiammatoria per ridurre la reazione locale.
Non dimenticate poi che il morso del piccolo animale può trasmettere infezioni batteriche: se il classico ponfo arrossato non si riduce ed anzi tende a crescere di dimensioni, recarsi dal medico affinché possa valutare la situazione e prescrivere, se del caso, un trattamento antibiotico.

I pericoli del mare

L’incidente più classico che può capitare nelle acque salate è il contatto ravvicinato (e doloroso) con una medusa. Questo “incontro”, che più in particolare si verifica con una parte chiamata nematocisti, può causare problemi perché la medusa può perforare la pelle. Il risultato è una piccola lesione dell’epidermide circondata da una zona arrossata e pruriginosa. Il trattamento prevede, innanzitutto, la pulizia della parte “toccata” con acqua di mare.

Utile è anche l’utilizzo di aceto, oppure con ammoniaca, sostanze che rallentano l’effetto del veleno alleviando il dolore e il prurito. Dopo la pulizia, bisogna procedere con cautela all’eliminazione dei tentacoli, avvalendosi, per evitare il rischio di infezioni di una pinzetta sterile. Ovviamente i farmaci di automedicazione sono fondamentali per ridurre l’intensità della reazione cutanea.

Ben più fastidiosa è la puntura legata alle tracine. Il pericolo è legato alle pinne dorsali che si possono conficcare nella pelle. Oltre alla ferita molto dolorosa anche a distanza di ore, il pesce può rilasciare veleno che provoca nausea e vomito e nei casi più gravi può anche far svenire. Nell’immediatezza, bisogna procedere alla pulizia della ferita con acqua salata e all’immissione del piede in acqua calda in quanto la tossina velenosa della tracina è termolabile e, quindi, è sempre meglio trattare la parte colpita con il calore. Anche in questo caso, l’impiego di farmaci di automedicazione è utile per contrastare l’infiammazione e alleviare il dolore. 
É consigliabile recarsi da un medico per verificare le condizioni della parte colpita e la eventuale necessità di una terapia antibiotica. Qualora la reazione alla puntura di tracina sia particolarmente violenta, ad esempio con perdita di sensi, è meglio trasportare la persona interessata la pronto soccorso.

Per quanto riguarda i ricci di mare, se è vero che le spine possono pungere, il vero pericolo è legato al fatto che, spezzandosi, parte di esse rimanga nella pelle, con conseguente rischio di infezione. Bisogna quindi disinfettare con cura la pelle e poi asportarle ad una ad una, con l’ausilio si una pinzetta sterile. Nel caso che questo non sia possibile si può comunque ricorrere ad impacchi di aceto che permettono di “sciogliere” la spina. Ovviamente i medicinali di automedicazione, sono utilissimi, anche in questo caso, per contrastare i fastidi.

In città, occhio alle zanzare

Ricordatevi questi nomi: culex pipiens, insetto che colpisce di notte, e aedes albopictus (zanzara tigre), che attacca anche di giorno.

Sia come sia, le zanzare vengono guidate da particolari “chemiorecettori” che si trovano sulle antenne presenti sul capo della zanzara e sono in grado di recepire gli stimoli olfattivi e di inviarli al sistema nervoso centrale dell’insetto, dove questi vengono decodificati. Tra questi recettori ne esisterebbe uno, formato da poche cellule, “specializzato” proprio nel recepire gli odori tipici dell’organismo umano, come il biossido di carbonio o i composti presenti nel sudore.

Fondamentale, in chiave preventiva, è limitare i “segnalatori” che possono attirare le zanzare. Ed è proprio questo l’obiettivo dei cosiddetti insetto-repellenti, che rendono la pelle poco “attirante” per l’insetto e quindi risultano protettivi. Per il resto, il rischio di essere punti aumenta in presenza di ristagni d’acqua e di umidità – condizioni che favoriscono il prolificarsi delle zanzare - e se si sceglie di praticare attività sportive all’aperto.

Più in generale, la presenza di zanzare che ci infastidiscono “si moltiplica” quando aumenta la produzione di calore dell’organismo e quando, quindi, si suda. Proprio il sudore funziona infatti da formidabile richiamo. Per questo motivo la sera meglio riposare in una stanza fresca, per diminuire il rischio delle “sudate” notturne, tipiche del periodo estivo, quando si dorme in ambienti non condizionati o caratterizzati da scarso circolo dell’aria.

Sempre a domicilio meglio disporre di zanzariere, a patto che siano davvero efficaci ad impedire il passaggio degli insetti. Sul fronte del trattamento dei ponfi, in genere questi passano da soli.
Ma se la reazione cutanea è particolarmente significativa e il prurito difficile da controllare, puntate sui farmaci di automedicazione ad azione antistaminica e antipruriginosa: i sintomi passeranno più rapidamente e controllerete meglio i fastidi!

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