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Rinite allergica: “colpa” dei geni o dell’ambiente?

13 settembre 2018
Rinite allergica COLPA dei geni o dell ambiente
Si torna al lavoro, si rientra in città, si riprendono le abitudini di ogni giorno. Anche l’organismo, dopo le giuste vacanze, ricomincia a dare segnali che in qualche modo ci fanno rendere conto che le ferie sono finite. Non ci credete? Per molte persone, complici l’aria inquinata, il vento, il tempo che muta, le polveri di case e uffici è il momento di riprendere a fare i conti con il naso che cola, gli starnuti a ripetizione, gli occhi che si arrossano e lacrimano. Insomma: se in montagna (dove gli acari non riescono a vivere) o al mare certi disturbi sembravano scomparsi, purtroppo si ricomincia.
Per fortuna, come le persone allergiche imparano, anche grazie al consiglio del medico, i farmaci di automedicazione possono essere di grande aiuto per combattere i fastidi, soprattutto se si scelgono con cura in base al sintomo predominante: ci sono medicinali particolarmente attivi per combattere la rinorrea, altri che aiutano a contrastare il bruciore e l’arrossamento oculare, altri ancora che favoriscono la “liberazione” delle narici chiuse.
Purtroppo, la rinite allergica sembra comunque in costante aumento e per questo la scienza, pur studiando contromisure sempre più efficaci, si chiede anche il perché di questa tendenza.
Su questo fronte, va segnalata una ricerca scientifica di grande interesse. Uno studio dell’Università di Copenaghen apparso su Nature Medicine ha consentito di individuare ben 41 geni, quasi la metà dei quali del tutto “nuovi”, e potenzialmente correlati ai sintomi della rinite allergica e ai sui diversi fattori scatenanti.
Ma sarà poi vero che naso chiuso, occhi arrossati e fastidi vari sono legati solamente alla predisposizione “scritta” nel Dna? La risposta pare negativa, visto che l’ambiente gioca un ruolo fondamentale nel dare il via ai sintomi. Secondo gli scienziati del nord Europa, infatti, i fattori ambientali avrebbero un ruolo chiave nell’aumento dei casi di rinite, perché i mutamenti genetici richiedono centinaia di secoli per “incorporarsi” nel patrimonio genetico di un numero sempre maggiore di individui. Insomma: la ricerca dimostra che il Dna spiega soltanto un caso su dieci di rinite allergica.
Per il resto la sfida è comprendere come mai i geni interagiscano con i fattori ambientali, come la polvere, i pollini e l’aria poco sana che molti di noi respirano. Certo è che da noi i fastidi stanno diventando sempre più diffusi e se nelle forme più gravi e ricorrenti occorre sempre rivolgersi al medico per identificare la terapia più idonea, quando i disturbi sono temporanei e di entità sopportabile fazzoletti e farmaci di automedicazione per alleviare i sintomi rappresentano strumenti di difesa davvero utili. 

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