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Attenzione ai virus venuti dal freddo

01 novembre 2018
Attenzione ai virus venuti dal freddo
Al momento, sia chiaro, siamo stati davvero fortunati. L’inizio dell’autunno, a parte alcune perturbazioni che hanno influito soprattutto per la quantità delle piogge ma non per l’andamento delle temperature, è stato davvero “morbido”. Ma è certo che il freddo è destinato a comparire anche da noi, magari nelle prossime settimane. E, con il clima che si fa più rigido, cresce anche il rischio di andare incontro alle classiche infezioni virali di stagione, spesso legate a virus parainfluenzali, solo “cugini” di quello dell’influenza che sbarcherà in massa tra di noi più avanti. I virus, infatti “amano” il freddo. O meglio, il calo delle temperature favorisce la diffusione dei tanti virus che possono provocare mal di gola, raffreddori, tosse e qualche linea di febbre, sintomi che possono interrompere per qualche giorno il nostro benessere. Ovviamente i farmaci di automedicazione rappresentano la miglior difesa per contrastarli, pur non influendo direttamente sull’evoluzione dell’infezione. Ma è certo che comprendere quanto e come il corpo reagisce al freddo, adattandosi al clima, è importante per mettere a punto le strategie di difesa, dal vestirsi a cipolla per evitare infreddature e bruschi sbalzi termini fino ad un’alimentazione ricca in vitamine, in particolare la C.

Perché il freddo favorisce la comparsa di infezioni virali

Le cavità del naso sono tra le parti del corpo che si “raffreddano” di più e quindi i virus, che si riproducono al meglio intorno ai 33 gradi nell’organismo, trovano proprio nelle vie respiratorie la strada di accesso ideale per attaccare le nostre difese. Infatti, con il freddo si verifica una vasocostrizione delle piccole arterie del naso, con conseguente diminuzione dell’apporto di sangue alla mucosa e calo delle sue capacità difensive, visto che proprio con il sangue vengono trasportati gli anticorpi e le tante sostanze che difendono dalle infezioni. 
I rinovirus, in particolare tendono a proliferare quando la temperatura corporea si abbassa, ed è proprio questo che succede quando passiamo rapidamente dal caldo al freddo. Può capitare con maggiore facilità quando usciamo dalla palestra o quando non proteggiamo gola e naso uscendo. In queste condizioni, complice anche una rapida evaporazione del sudore, la temperatura corporea può ridursi di colpo. I bambini sono particolarmente esposti a queste situazioni. Più a rischio sono in particolare i piccoli allergici, più o meno quattro bambini su dieci, visto che le infezioni da rinovirus rappresentano la causa più frequente di riacutizzazioni di sindromi respiratorie acute. In questi casi, quindi, oltre ai fastidi legati a tosse e mal di gola si possono presentare vere e proprie crisi asmatiche. 
La temperatura che si abbassa, e soprattutto gli sbalzi termici, sono quindi un aiuto per i virus. E l’attività fisica, pur avendo un’azione protettiva sul sistema immunitario, può rivelarsi un’arma a doppio taglio perché nelle due ore immediatamente successive ad uno sforzo fisico il sistema immunitario è più debole, e quindi più esposto agli attacchi dei virus, favoriti ancora di più dallo sbalzo termico. 
Inoltre, basta uno starnuto per diffondere oltre duecento virus che possono causare il raffreddore. Si tratta infatti di ceppi che possono rimanere a lungo nell’ambiente e trasmettersi anche con una semplice stretta di mano. E’ per questo che è sempre buona regola coprire la bocca e il naso quando tossiamo o starnutiamo e lavare spesso le mani.  Starnuti, nasi chiusi e debolezza possono così colpirci in seguito ad una stretta di mano o se abbiamo frequentato posti affollati come i mezzi pubblici. Inoltre, con il freddo, si rimane molto di più a contatto con gli altri in ambienti chiusi, e questo facilita il passaggio dei virus.

L’importanza della temperatura corporea ovvero come la febbre ci rende più forti

La temperatura  corporea è un elemento fondamentale della nostra salute. E deve mantenersi sempre intorno ai 37 gradi, indipendentemente dalle condizioni ambientali. L'uomo, infatti, é un animale omeotermo deve cioè avere il corpo sempre alle stesse condizioni termiche. Seppure esse sono soggette modeste variazioni nell'ambito delle 24 ore, visto che la temperatura tende ad alzarsi leggermente nel pomeriggio, la temperatura è un elemento fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo. In particolare, è importante proteggere dagli sbalzi eccessivi di temperatura il cervello e gli organi addominali, molto più sensibili di altre parti, come la pelle, alle variazioni termiche. Basti pensare che se la temperatura corporea supera i 42 gradi per alcune ore esiste il rischio di danni cerebrali irreversibili. 
La temperatura rettale, la più vicina allo stato termico ideale per gli organi interni, è normalmente maggiore di 0,4 gradi rispetto a quella della bocca e di 0,65 gradi più alta rispetto a quella ascellare. Viceversa, è più bassa di circa 0,3 gradi rispetto a quella dell'ipotalamo, la piccola “struttura” all’interno del cranio, che, invece,  ha la temperatura più alta dell'organismo. Nell’ipotalamo si trova il centro di  controllo e coordinamento della temperatura corporea. Nella parte anteriore dell'ipotalamo ci sono, infatti, alcuni neuroni che formano il centro del raffreddamento, deputato alla dispersione del calore quando la temperatura del corpo tende ad innalzarsi. A volte però, questo centro di “raffreddamento” non funziona.  Ad esempio quando viene la febbre per un’infezione come quella causata da un virus.
Quando si è esposti all’azione di un agente infettivo o è in corso un’infiammazione, l’organismo produce sostanze  che innalzano la temperatura, i cosiddetti agenti pirogeni, come ad esempio l’interleuchina 1, che entra in gioco anche nell’infiammazione. Inoltre, vengono sintetizzati altri composti, come le prostaglandine,  che sregolano il centro di raffreddamento. Per questo il livello di normalità termica dell'organismo si alza di uno-due gradi permettendo al corpo di difendersi meglio seppure questo significa “mandare in tilt” temporaneamente il sistema di controllo della temperatura corporea. In tal senso, la febbre è un meccanismo difensivo poiché se il corpo è più caldo aumenta la possibilità di distruggere direttamente i germi (esistono germi termosensibili per i quali l'innalzamento termico di 1-1,5 gradi è sufficiente ad inibire la replicazione) e soprattutto l'intero organismo reagisce in maniera più efficace. Producendo più calore aumentano la velocità dei battiti cardiaci e il ritmo respiratorio. Inoltre  sono più attive le difese immunitarie perché si producono più anticorpi. Infine, la persona febbricitante cambia  anche la propria produzione di energia. La misura più importante che il metabolismo mette in atto è l’utilizzo di grassi e proteine come fonti di energia rispetto ai carboidrati. La “scelta” del tutto autonoma e scarsamente “economica” perché i carboidrati rappresentano la più efficace fonte di produzione di energia, nasce per un motivo semplicissimo. Riducendo la disponibilità di zuccheri infatti si abbassa anche la possibilità che questi vengano sfruttati dagli agenti patogeni, che li utilizzano per il loro metabolismo. Questa necessità di “affamare” i germi spiega anche perché durante la febbre si tende a mangiare meno del normale. 

Come aiutare l’organismo a difendersi?

I farmaci di automedicazione sono il pilastro principale del trattamento delle sindromi influenzali e parainfluenzali, causate dai tanti virus che possono circolare nelle stagioni più fredde. Ciò che conta è che l’automedicazione  sia responsabile: questo significa che l’impiego di questi medicinali deve essere fatto con intelligenza. I farmaci di automedicazione hanno il compito di attenuare i sintomi senza azzerarli: per questo occorre seguire sempre l’andamento della malattia e consultare il medico se le cose non migliorano dopo 4 – 5 giorni. Tra i farmaci di automedicazione più utilizzati sono disponibili ad esempio gli antistaminici, contro gocciolamento nasale, starnuti, congiuntivite, i decongestionanti (contenuti negli spray nasali) contro il naso chiuso. I collutori o le pastiglie ad azione antisettica contro il mal di gola, i sedativi, i fluidificanti e i mucolitici contro la tosse, gli antinfiammatori e antipiretici contro dolori e febbre. Da evitare invece è l’assunzione di antibiotici che vanno sempre prescritti dal medico e non vanno mai assunti all’inizio, se non, dietro valutazione clinica, per i soggetti con patologie respiratorie croniche. Solo il medico può riconoscere se all’attacco dei virus di stagione, contro i quali non esistono farmaci specifici ma solo sintomatici per ridurre i disturbi, si è aggiunta un’infezione legata a batteri, che invece sono sensibili agli antibiotici. 

Sempre validi i consigli della nonna

Quando i virus ci attaccano, poi,  è sempre utile tenere presente i vecchi sani rimedi della nonna. In primo luogo non bisogna fare gli eroi ma prendersi qualche giorno di riposo: ogni infezione virale mette alla prova le capacità di risposta del sistema immunitario. Il sonno e il riposo sono armi utili al nostro organismo per guarire più in fretta! 
L’attività fisica regolare rafforza in generale l’organismo ma come già visto, riduce, nell’immediato, la risposta immunitaria e ci espone a sbalzi di temperatura. Se, quindi, viene il raffreddore meglio sospendere lo sport per qualche giorno poiché si facilita la comparsa di sovra infezioni. 
Sul fronte alimentare, quando si hanno sindromi respiratorie acute , se non la vera e propria  l’influenza, spesso si è inappetenti: nessuno problema quindi se si mangia meno. E’ importante però fare tanti pasti piccoli e leggeri, privilegiando magari il classico “brodino” di pollo che può avere un’azione positiva sulle difese.  Attenzione, invece, a bere a sufficienza, sfruttando anche la vitamina C presente in spremute di agrumi, per ripristinare liquidi e sali minerali persi con le copiose sudorazioni in caso di febbre così da evitare il rischio di disidratazione. 
Per il resto, sfruttate il malessere per farvi coccolare!!! Le coccole fanno bene poiché aumentano le endorfine (sostanze chimiche prodotte dal cervello e dotate di una potente attività analgesica ed eccitante) che riducono la sintomatologia e aumentano il rilascio di citochine pro-infiammatorie, che progressivamente favoriscono la risposta immunitaria.

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