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Posizioni viziate, dolori in agguato!

03 dicembre 2018
Posizioni viziate dolori in agguato
Alzi la mano chi non ha mai sofferto di un improvviso mal di schiena, chi non sa cosa sia il torcicollo, chi riporta strane forme di cefalea nella parte posteriore del cranio legate alla vita d’ufficio, chi esagerando con una postura poco salubre per controllare costantemente il cellulare ed inviare messaggi non sente i muscoli del collo che si tendono. Probabilmente, se fossimo in un’aula scolastica e la maestra ci proponesse questa domanda, solo una minima parte di noi “scolari” alzerebbe il braccio. Il motivo? La vita di ogni giorno, le cattive posizioni a scuola e in ufficio, l’abuso dei dispositivi elettronici e la scarsa attività fisica sono spesso elementi che possono contribuire da un lato a creare tensione muscolare e quindi dolore e, dall’altro, facilitano lo “stress” delle articolazioni che rispondono proprio con il sintomo più classico, appunto il dolore. Difendersi, in ogni caso, è possibile. Fondamentale è puntare sulla prevenzione, abituandosi prendersi cura del proprio apparato muscolo-scheletrico. Fare attenzione alla postura e imparare ad eseguire regolarmente qualche movimento che possa lenire la tensione muscolare può fare tanto per il proprio benessere quotidiano. Ad esempio,  Per chi va spesso incontro a dolori alla base del collo che si riflettono anche sul capo a causa di uno stato di tensione dei muscoli, basta fare come Totò. Spostando lateralmente, anteriormente e all’indietro il collo, con movimenti lenti e rilassati e senza forzare, si possono ottenere ottimi risultati. Per il resto, nelle forme più leggere il sollievo può venire dai farmaci di automedicazione, da assumere in base al problema predominante. Ma ciò che conta è saper “riconoscere” il proprio dolore. Come? Un aiuto può venire dalla lettura di questo dossier.

Dolori articolari e dolori muscolari

Secondo gli esperti, ciò che conta è capire subito come può nascere il dolore. E allora cerchiamo di capire meglio cosa può accadere quando ci fa male una spalla, una gamba o la schiena. In genere i dolori articolari sono localizzati in prossimità delle articolazioni e possono essere accompagnati da tumefazione. Sono esacerbati dal movimento per cui le possibilità di movimento appaiono inevitabilmente limitate. Non a caso interessano spesso la spalla, la schiena o il ginocchio, articolazioni particolarmente soggette a carichi e usura. Quando si parla di dolore muscolare, invece, la situazione cambia. In genere il dolore si manifesta lungo l’asse principale del ventre muscolare lontano dall’osso ed è  caratterizzato da un dolore puntorio o a fascia, a seconda della causa. Ovviamente questa distinzione è generica, anche perché spesso i muscoli “rispondono” al problema che limita l’articolazione e viceversa, in un’alleanza “pericolosa” che può indurre risposte combinate, amplificando il disturbo. Più specificamente, il dolore articolare è espressione di una patologia solitamente degenerativa o, comunque, infiammatoria, che può interessare una o più articolazioni; è molto più frequente con l’avanzare dell’età, richiede terapie mediche e/o strumentali che possono protrarsi nel tempo con soddisfazione altalenante. Un caso per tutti: l’artrosi. Ancora diversa è poi la genesi del dolore che fa seguito ad un trauma (p.es. contusioni, distorsioni, …). E’ necessario che sia capitato un evento con conseguenti lesioni, come una tumefazione o un’ecchimosi, con perdita di sangue all’interno della zona interessata.

Quanto “pesano” le cattive abitudini

La postura è fondamentale per mantenere muscoli e articolazioni nelle condizioni ideali e ridurre il rischio di andare incontro a dolore. Infatti un corretto rapporto tra i capi delle articolazioni è fondamentale per garantire un giusto equilibrio funzionale e una distribuzione dei carichi omogenea e simmetrica. Variazioni posturali possono alterare questo delicato equilibrio  determinando sovraccarico, usura e conseguente comparsa di dolore. Per questo semplici “abitudini”, come trasportare uno zaino troppo pesante, usare tutti i giorni tacchi alti, sovraccaricare con la spesa un solo braccio o ancora rimanere seduti sdraiati a lungo in posizione non ottimale, possono scatenare situazioni potenzialmente a rischio. Il fine ultimo dell’apparato  muscolo-scheletrico è quello di mantenere il capo in posizione di equilibrio affinché  l’allineamento degli occhi sia parallelo  e di raggiungere una posizione statica “economica”  a basso consumo energetico. Tutti i meccanismi di compensazione che l’organismo mette in campo e che possono generare disturbi attraverso atteggiamenti posturali  scorretti e tensioni muscolari prolungate, sono attuati a tal fine.  Di solito i primi sintomi di uno squilibrio posturale non sono dolorosi o allarmanti. Non ci sono delle tempistiche predefinite per stabilire il momento in cui la situazione si aggraverà: mesi o anni, dipende dal protrarsi della condizione di squilibrio posturale e dall’età del soggetto.

Attenzione al computer e al tablet

La vecchia scrivania del “travet” è ormai stata sostituita dalla tecnologia, che è sempre più pervasiva nella vita di ogni giorno. Infatti, il lavoro prolungato al computer, quindi una postura obbligata mantenuta per molto tempo, può determinare l’insorgenza di patologie da “sovraccarico” o da “compressione” con contratture antalgiche paravertebrali. Per questo occorre diversi sono i disturbi che possono nascere o essere aggravati da questa posizione obbligata. Si va da problemi che interessano le mani, prima tra tutte la sindrome del tunnel carpale legata anche all’impiego eccessivo del “mouse”, per arrivare al dolore al collo, al mal di testa che si manifesta come cefalea tensiva, al dolore dei tendini della spalla che si infiammano, per arrivare fino al gomito.  
La chiave per evitare questi problemi è lavorare in una posizione comoda in cui il corpo è rilassato evitando la tensione di muscoli e tendini. 
Ecco qualche suggerimento per una seduta corretta e confortevole: 

  • Tenere le braccia parallele alla colonna vertebrale. Per trovare la posizione giusta, mettete le mani sulla tastiera regolando  il sedile (verso l'alto o verso il basso) fino a quando i gomiti formano un angolo di 90°;
  • Sostenere la parte bassa della schiena con un supporto lombare;
  • Non tralasciare l’altezza degli occhi, fondamentale per una posizione del collo in scarico: chiudete gli occhi e, nel riaprirli, si dovrebbe guardare direttamente al centro dello schermo. In caso contrario, regolare il livello dello schermo;
  • Utilizzare una sedia ergonomica;
  • Non dimenticare di fare esercizi da praticare da seduti (p.es. movimenti tacco-punta), e di alzarvi e camminare, facendo dei rapidi movimenti di stretching per il collo, la schiena e gli arti).

Per quanto riguarda l’impiego sconsiderato del tablet o dello sarthphne, vale la pena di ricordare una curiosità: Steve August ha coniato il termine iGobba  che indica quella posizione innaturale che viene assunta ogni volta che controlliamo il telefono o l’iPad. Molti adolescenti iniziano a manifestare la “gobba”, che altro non è che una accentuazione della fisiologica cifosi dorsale  a livello del tratto toracico della colonna dovuto a una postura sbagliata. La testa di un adulto pesa in media tra i 4,5 e i 5 chili, ma quando la incliniamo in avanti di 60 gradi, come succede leggendo sul cellulare, il collo deve sopportare un peso pari a 27 chilogrammi.

Insieme alla cervicalgia si può soffrire di mal di schiena causato dall’infiammazione alcuni muscoli. Sintomi: rigidità del collo o della spalla, mal di testa.

Anche se all’inizio può apparire scomodo, il consiglio migliore è mantenere spalle e testa all’indietro quando si guarda il telefono, avvicinandolo alla faccia e sollevando di più le braccia (gli ipermetropi saranno avvantaggiati). Un altro suggerimento è fare stretching, cercando di allungare muscoli del collo e del trapezio. Se fatti con accuratezza, questi movimenti permettono di mantenere l’elasticità della muscolatura e di conseguenza migliorare la postura.

Tacchi e multitasking: le donne sono più a rischio!

E complici dei dolori articolari e muscolari non sono solo il lavoro e la tecnologia. I  tacchi (o troppo bassi o troppo alti) alterano la naturale postura costringendo chi li indossa, ad adottare tutta una serie di compensazioni che si ripercuotono su molte strutture dell'organismo.
Chi sceglie le scarpe esclusivamente per fattori estetici rischia di incorrere in diverse patologie come borsite dell'alluce (l'infiammazione della tasca di tessuto che circonda l'articolazione del dito), il dolore persistente alle ossa del metatarso (quelle che compongono l'avampiede) e forme di affaticamento dei muscoli della gamba e di quelli della schiena. I tacchi alti modificano, infatti,  l’andatura causando una maggiore pressione sulle articolazioni delle ginocchia. L’effetto negativo più diffuso dei tacchi  alti  è il mal di schiena. I tacchi, infatti, alzando il tallone, spostano il baricentro in avanti. Per ritrovare l’equilibrio, si tende a inarcare la schiena all’indietro, provocando un inarcamento lombare che altera la distribuzione dei carichi sui dischi vertebrali. E se dal mal di schiena non è esente neppure chi indossa i tacchi occasionalmente, il loro uso prolungato nel corso del tempo può causare alcune condizioni patologiche quali, ad esempio, il neuroma di Morton (una fibrosi generata dall'ipertrofia del nervo sensitivo interdigitale, provocato da una irritazione di tipo meccanico), l'alluce valgo (diffusissimo tra le donne anziane), le dita a martello, un accorciamento delle fibre muscolari, un ispessimento del tendine d’Achille e vere e proprie degenerazioni articolari (protrusioni, ernie, ecc).
Inoltre, che siano lavoratrici o casalinghe, le donne hanno spesso una comprovata tendenza a eseguire più di una mansione nello stesso momento. Capita, quindi, di vederle camminare sui tacchi  con una pesante borsa da un lato e il telefono stretto tra spalle e capo mentre rispondono a un’email, spingono il carrello della spesa o tengono in braccio il loro bambino,  a tutto danno dei muscoli del collo e della schiena.
Scegliere scarpe comode  (il tacco ideale si attesterebbe tra i 3 e i 4 cm) e fare una cosa alla volta possono essere suggerimenti banali per prendersi cura del proprio apparato muscolo-scheletrico. 
I tacchi alti restano comunque un elemento importante nell’abbigliamento e nello stile di molte donne e, se a volte rinunciarvi è impossibile, si dovrebbe avere l’accortezza quando si tolgono le scarpe, di eseguire qualche esercizio di stretching per allungare i muscoli del polpaccio, del bicipite femorale e del quadricipite, stando scalze per un po’, per attivare tutte le articolazioni del piede.

Gli infortuni della domenica: dallo sportivo dilettante al garagista

Il controllo della postura è un aspetto da tenere in considerazione anche nell’ambito della pratica sportiva. 
Sopravvalutare il proprio fisico, lasciandosi prendere dall’entusiasmo o dalla smania di perdere subito peso corporeo può aggravare errori posturali e compensazioni e provocare, inoltre, danni a muscoli, scheletro, articolazioni. Questo può avvenire soprattutto quando si di pratica sport sporadicamente, la domenica ad esempio, senza un piano di allenamento graduale tarato sulle proprie caratteristiche. Così si va a correre o si esce in bicicletta senza le calzature e l’abbigliamento  adeguati, senza un giusto riscaldamento e, talvolta, sottoponendosi ad uno sforzo fisico prolungato o eccessivo rispetto alle proprie caratteristiche individuali. Per prevenire i danni derivanti dall’attività fisica, la prima regola è la costanza: lo sport andrebbe praticato in modo sistematico! Tuttavia,  anche quando fatto in modo occasionale, andrebbe sempre preceduto da un adeguato riscaldamento e seguito da esercizi di defaticamento e stretching.
Neppure chi si dedica al giardinaggio, alla pulizia della casa  o a mettere in ordine il garage è immune, tuttavia, da imprevisti a danno dell’apparato muscolo-scheletrico come avviene, per esempio, con il classico colpo della strega: particolare attenzione va posta quando si fanno grandi sforzi fisici, come ad esempio può esserlo  il sollevamento di un oggetto particolarmente pesante.  È importante ricordare che non si deve piegare la schiena quando si solleva qualcosa ma meglio flettere le ginocchia e fare perno su di esse.

Contromisura ideale? Attività fisica costante!

Mantenere un buon tono dei muscoli, allenare il corpo a muoversi correttamente nell’ambiente migliorando il il controllo neuro-muscolare del nostro organismo, muoversi con regolarità: sono queste le tre ricette da non dimenticare per mantenere in forma muscoli e articolazioni. Grazie a questa strategia, poi, si può anche migliorare la postura, ricordando però che ogni attività fisica sollecita l’apparato muscolo-scheletrico e gli effetti di queste sollecitazioni possono essere amplificate, divenendo stimoli dannosi se chi le pratica non ha un idoneo schema posturale e un ottimale sistema tonico posturale. In questo senso, non si possono definire gli sport “buoni” o “cattivi”. Ciò che conta è però ricordarsi degli anni che passano: con l’avanzare dell’età conviene ad esempio passare dalla corsa alla camminata veloce, il gioco del tennis dal singolo al doppio, i carichi corporei da posizione ortostatica, cioè in piedi, a posizione sdraiata. Il tutto ovviamente se non esistono alterazioni posturali conclamate, che debbono essere valutate dal medico e trattate con programmi mirati. 
Per tutti, ciò che conta è seguire norme comportamentali “simmetriche” cambiando spesso la posizione durante l’attività lavorativa ed eseguire semplici esercizi di stretching possono prevenire i disturbi da postura sbagliata. Sul fronte delle cose da evitare, infine, ricordate che le scarpe debbono essere comode, che i carichi pesanti non vanno tenuti lontano dal busto con le braccia larghe e che  non bisogna flettere la schiena per sollevare oggetti da terra.

Farmaci di automedicazione per alleviare i disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico

Una volta che si è fatto tutto il possibile con le sane abitudini, una volta che compaiono i disturbi questi possono essere efficacemente gestiti attraverso l’uso responsabile di farmaci da banco ad azione antinfiammatoria e antidolorifica. Essi, infatti, svolgono, in molte situazioni, un ruolo fondamentale nell’attenuare la sintomatologia dolorosa in fase acuta per la gestione del dolore e il controllo delle contratture muscolari antalgiche.
Possono essere utilizzati per contrastare gli inizi della sintomatologia occasionale (se il dolore non passa o peggiora dopo 2 o 3 giorni va consultato il medico) e rappresentano uno strumento terapeutico fondamentale anche per le persone che manifestano i sintomi con ricorrenza  e ai quali è già stata fatta diagnosi medica. Si tratta generalmente di  coloro che, proprio perché  sono già ricorsi al consiglio del proprio medico curante e dello specialista, conoscono la loro problematica e il modo di gestirla. 
L’importante in caso di fastidi all’apparato muscolo-scheletrico, è , infatti, imparare a conoscere  e riconoscere il proprio disturbo per affrontarlo nella maniera più corretta. 
Per traumi muscolari e articolari, a partire dal momento in cui si genera l’infiammazione, è utile l’applicazione locale (pomate, creme, unguenti, cerotti)  o, talvolta, se il dolore è intenso, l’assunzione per via sistemica (compresse, capsule, bustine, etc.), di farmaci a base di antinfiammatori non steroidei (FANS)  che sono anche in grado di calmare il dolore e ridurre l’infiammazione. Per aiutare il rilassamento dei muscoli e diminuire il dolore da contrattura può essere utile l’impiego di farmaci ad azione rilassante.  Quando si hanno disturbi come contrazioni muscolari che possono generare mal di schiena, tensioni cervicali e simili, è utile riscaldare l’area interessata e dolente  utilizzando una borsa di acqua calda può dare sollievo.  Il freddo, al contrario, è utile in caso di traumi  - contusioni, stiramenti, distorsioni – derivanti dall’attività fisica.
Per le contratture muscolari utili possono essere anche i massaggi

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