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L’acufene nel tempo non fa riposare il cervello

21 dicembre 2018
L acufene nel tempo non fa riposare il cervello
Avere un “fischio” nell’orecchio, occasionalmente, non deve mettere in allarme. Sono tanti i fattori che possono dar luogo al disturbo. La situazione cambia se il rumore che sembra connaturato all’organo dell’udito rimane nel tempo. Non si tratta di una situazione rara, e purtroppo può avere ripercussioni sul benessere cerebrale. Secondo una recente ricerca dell'Università dell'Illinois apparsa su “NeuroImage: Clinical” l'acufene cronico, il fischio che non scompare, porterebbe alcune zone del cervello ad essere sempre “attente” senza poter riposare. Alla fine questa situazione potrebbe avere un impatto sia sullo stato d’ansia sia sulla sensazione di sentirsi riposati, a prescindere dalle ore di sonno. Di conseguenza, l’acufene diventa un fattore di stress cronico. Come se non bastasse, poiché il cervello tende a concentrarsi costantemente sul fischio, si tenderebbe a perdere l’attenzione sulle attività che si stanno svolgendo. La comparsa degli acufeni può derivare da diversi fattori esterni. Ad esempio il fischio all’orecchio può accompagnarsi alla presbiacusia, cioè la perdita d’udito che si verifica nelle persone anziane. Particolare attenzione va prestata anche ai farmaci: esistono, infatti, medicinali che, nelle persone predisposte, possono dare come effetto indesiderato (ma transitorio) proprio questo disturbo. Capita  con alcuni medicinali per la profilassi della malaria o alcuni diuretici utilizzati per abbassare la pressione. Ancora: pur se può apparire curioso, occorre un pizzico di attenzione anche a tavola e nei vizi: alcune ricerche dimostrano che nicotina, alcol e caffeina in dosi elevate possono anche essere associati alla comparsa di acufeni. Infine, esistono diverse malattie che possono manifestarsi anche con questi sintomi uditivi: capitano di più in chi soffre di sindrome di Menière (con vertigini e sensazione di pressione all’orecchio), di alterazioni della funzione della tiroide, in chi ha problemi di circolazione e in coloro che soffrono di bruxismo, ovvero sono portati a “masticare” e serrare le mascelle la notte, mentre dormono. 

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