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Dimmi a che ora ti svegli e ti dirò come perdere peso

03 settembre 2019
Dimmi a che ora ti svegli e ti diro come perdere peso
Settembre. Si torna a scuola, al lavoro e si riprendono ritmi che possono in qualche modo influire sul benessere, soprattutto a tavola. In questo periodo, per chi non vuole arrossire sulla bilancia, è fondamentale prestare attenzione alle buone abitudini, prima tra tutte quella di fare colazione evitando di uscire di casa digiuni caso mai bevendo soltanto il classico caffè di corsa. E’ poi basilare una dieta equilibrata che riduca cibi pesanti  e grassi in grado di appesantirci lo stomaco e darci calorie non sempre utili. Altrettanto importante è muoversi regolarmente, perché la sedentarietà è un nemico da vincere. Date queste premesse uguali per tutti, c’è però una realtà da considerare, che spesso viene dimenticata: non tutte le persone hanno i medesimi  ritmi dei pasti. Ci sono evidenze che mettono addirittura in correlazione, i ritmi del sonno e i “tempi” dell’alimentazione. A farlo pensare è una ricerca americana, che punta a segnalare come la cronobiologia del singolo possa essere utile per definire il percorso alimentare ideale. Per le “allodole”, che si svegliano presto la mattina, i pasti dovrebbero essere anticipati. Al contrario, per chi va a dormire tardi la notte, sarebbe conveniente spostare in avanti le lancette dell’ora in cui mettersi a tavola. La prova scientifica di questa ipotesi, che va comunque andrebbe corroborata da informazioni più ampie, si basa sui dati emersi dall’osservazione di poco più di 200 persone in sovrappeso o obese. La popolazione è stata suddivisa in tre gruppi, in base alle abitudini di vita, nello specifico quelle di sonno e sveglia. Il primo ha compreso i mattinieri, il secondo chi sta più sveglio a lungo la sera e il terzo chi aveva abitudini “normali” in fatto di orari. A tutti sono state proposte diete in grado di ridurre l’introito calorico, ma con modalità di assunzione diverse. I mattinieri avevano una colazione molto ricca, un pranzo robusto e una cena più leggera, oltre alle merende. Per i “gufi” il 30 per cento delle calorie quotidiane veniva dalla cena, con altri pasti più leggeri. Nel gruppo di controllo si è invece mantenuta la classica distribuzione bilanciata dei nutrienti. Potrà sembrare strano ma dopo tre mesi, sul fronte del peso, adeguare l’alimentazione ai ritmi di vita ha reso più efficace il trattamento. 

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