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Contro il dolore? Provate una carezza!

05 settembre 2019
Contro il dolore Provate una carezza
Si sa. Contro il mal di testa, i dolori di un’articolazione che scricchiola, il gonfiore dopo uno sforzo, i fastidi legati ad un virus di stagione, i farmaci di automedicazione che conosciamo per esperienza consentono di affrontare l’infiammazione, diminuendo il dolore permettendoci in pochi giorni di tornare in forma. Se poi il dolore non passa in poco tempo, è il medico che deve valutare la situazione e indirizzarci al meglio per la risoluzione del problema. Tuttavia, esiste un potente “farmaco” contro ogni forma di dolore che non costa nulla e addirittura può dare molto a chi lo somministra, oltre che a chi lo riceve. Si chiama affetto. E la strategia di somministrazione si basa su un atto tanto semplice quanto efficace: la carezza. Questo “approccio terapeutico” fa sentire vicina un’altra persona e ci consente di superare la “solitudine” che spesso il dolore provoca,  consentendoci di percepire la compassione (nel senso latino del soffrire insieme) di chi ci vuole bene. E soprattutto, la terapia della carezza funziona! Non fa miracoli, ma aiuta. A dimostrarcelo ci sono addirittura le esperienze sui neonati. Stando ad una ricerca apparsa su Current Biology e condotta dagli scienziati dell’Università di Oxford e dell’Università John Moores di Liverpool, se si accarezza un neonato prima del classico “buchino” necessario per l’analisi del sangue, la sua percezione del dolore è minore. Non ci credete? Ecco i particolari dello studio. Sono stati valutati 32 neonati, controllando attraverso l’elettroencefalogramma che fa percepire le onde elettriche che percorrono l’encefalo, le loro risposte agli stimoli esterni. Metà dei bambini ha ricevuto una dose di carezze gli altri nulla e si sono avviati al prelievo senza alcuna preparazione specifica. Risultato: l’attività cerebrale in risposta all’ago che prelevava il sangue è risultata del 40 per cento inferiore nei piccoli che avevano ricevuto questa originale terapia, fatta di dolcezza, rispetto a quanti, invece, si sono trovati ad affrontare l’ago senza “profilassi”. Attenzione però. Non tutte le carezze sono uguali. E non pensate che basti solamente mettersi di cattiva voglia a fare qualche buffetto al piccolo per fargli sentire l’empatia di chi gli vuol bene. L’ideale sarebbe fare un movimento lento, senza pressare troppo la pelle e  senza praticare massaggi eccessivamente “violenti”. A dare questa indicazione sono gli stessi autori dello studio, che ovviamente si limita ai più piccoli. Ma ci sono tante evidenze che il dolore può essere controllato meglio con un pizzico di dolcezza e non solo tra genitori e bimbo ma anche tra adulti. Insomma: se vi trovate a fronteggiare un dolore non dimenticate che percepire la vicinanza di chi ci vuol bene, anche con un atto semplice, può davvero – anche se non è risolutivo, aiutarci a sentirci meglio.

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